Passione e vanità: alla scoperta di Gabriele d’Annunzio

Gabriele d'Annunzio

Ti racconto del lato poco conosciuto di Gabriele d’Annunzio, ispiratore di stile e di piacere e non solo.

Gabriele D’Annunzio se oggi fosse su Instagram avrebbe milioni di followers in tutto il mondo.

La sua eleganza, la ricercatezza del lusso e il suo stile sarebbero fonte di ispirazione per dandy alla moda, collezioni di alta moda e per la creazione delle fragranze più ambite.

Chi era il Vate oltre l’uomo politico e grande comunicatore?

La parola fu indubbiamente la sua più grande arma di seduzione, scritta o parlata Gabriele iniziò molto giovane a farne uso, quando si fece strada nella Roma del tempo collaborando con i quotidiani più importanti della capitale: la Tribuna per esempio.

Nei salotti dell’alta società si faceva notare per il suo stile, la sua eleganza e fu senza dubbio promotore del made in Italy all’estero. Un uomo che non si soffermava a vivere il bello della vita, lo penetrava tra arte oratoria e poesia tanto che ne “Il piacere” egli descrisse il suo senso estetico, il suo vivere inimitabile alla costante ricerca che, in modo molto sintetico, definiamo il piacere appunto.

“L’educazione estetica del mio spirito mi trascina irresistibilmente al desiderio e all’acquisto di cose belle.”

Questo disse parlando della sua sfrenata passione del bello, anche se non lo abbiamo conosciuto ci basti osservare attentamente una sua foto per notare il minimo dettaglio e la ricerca maniacale per la manifattura dei suoi abiti.

Per accelerare i tempi vi porto a teatro, l’opera che vedrai si intitola “Animale di lusso” il cui protagonista è niente di meno che il suo armadio. Faccio questo gioco e immagino di essere un ospite curioso che sbircia là dove è vietato entrare.

Apro le ante e lo spettacolo può cominciare.

Lo spettacolo degli abiti di d’Annunzio

Gabriele d'Annunzio

Gli abiti di Gabriele d’Annunzio – fonte www.alvufashionstyle.com

Vedo una serie di camicie di altissima manifattura, sembrano tutte uguali, al tocco mi accorgo che cambia il tessuto, la seta prevale sul cotone, sono perfettamente in gradazione di colore, deve essere un po’ maniacale perché anche le cravatte sono pressoché le stesse. Vedo degli smoking, alcuni pigiami in seta, migliaia di mutande e vestaglie.

Ma quante sono?

Un’infinità, forse ne ha una per ogni giorno dell’anno, quindi dovrebbero essere 365 vestaglie.

Ci sono delle divise militari, molti cappelli, paletot a tre bottoni e una serie di scarpe in pelle pregiata.

Chiudo il sipario per il primo atto, perché mi sta salendo un dubbio.

Non è che questi abiti se li disegnasse da solo?

Ed è proprio così, caro lettore, Gabriele d’Annunzio disegnava personalmente il suo abbigliamento e quello per le sue amanti.

Gabriele d'Annunzio

Le scarpe di d’Annunzio – Fonte: pescaralovesfashion.com

Un cultore del bello, confermato dalla sua dichiarazione: “Io sono l’opera d’arte di se stesso”.

Affidava i suoi modelli a maison come Hermès, De Nicola di Napoli, Belloni di Milano o Paul Andrée Léonard fieri di accontentare ogni sua richiesta anche apportando l’etichetta “Gabriel Nuntius Vestiariusfecit”, il suo brand diremmo oggi.

In fondo era il Vate, uno degli uomini più influenti del ‘900, forse anche tra i più potenti viste le prodi vittorie in campo politico.

Se volevi far parte della sua cerchia ed eri una donna, dovevi vestire come lui desiderava, quei foulard annodati al collo erano disegnati da lui, poneva un’attenzione maniacale ai dettagli, agli accessori e agli abiti perché al suo cospetto le donne dovevano apparire al massimo dell’eleganza.

Le stoffe erano per il Vate come le parole, trasformava una cosa ordinaria in straordinaria: vivere la pelle e sprigionare sensualità, carisma, magnetismo, era il suo pensiero ricorrente. Così broccati e sotto abiti in organza, pizzi, calze velate di purissima seta avvolgevano i corpi delle sue amanti, rivelando sinuose curve e pura sensualità.

Ogni visione ispirava un verso, una poesia, una seduzione come irruente sessualità perché:  “Tanto sottili che rivelano anche la lanugine più lieve, come nell’orlo di certi vasi di Murano, il filetto azzurro o violetto o di rosso corallo….”

Uno scenario la sua vita, inebriata dai profumi che inspirava dai corpi delle sue donne.  Chanel n°5,  per esempio, che sapendo fosse il suo preferito, ne accumulavano litri di scorta. Tutte tranne una.

Una sola non si sottomise a questa dittatura del piacere e fu la sua donna ideale: Eleonora Duse, la più importante della sua vita.

Lo sfarzo del Vate, Signore del Rinascimento, degno eccelso e artefice vigoroso del proprio mito, descrisse la sua magnificenza nel vivere e nel descrivere la sua vita: “Nativa, severa, compita, vereconda”.

Da “ Il piacere”, uno dei romanzi più importanti della letteratura, scritto nel 1889, si evince la severità con cui condanna lo stato decadente dell’aristocrazia romana della fine del secolo. Vizi e piaceri perpetrati da uomini privi di personalità, dediti alla ricerca di ebbrezze effimere, ben interpretate dal protagonista Andrea Sperelli, perso tra l’amore di due donne Elena Heathfieldsua sua amante e Maria Ferres.

Il Vate è anche la rivoluzione della moda femminile

Il meglio di sé lo riserverà per l’età adulta, quando acquista Villa Cragnacco (oggi il Vittoriale ) per ritirarsi a vita privata. E’ in questo luogo ameno, fronte lago,  si confronta con gli stilisti Gio Ponti, Guido Marussig e Mariano Fortunye e rivoluzionò la moda femminile degli anni Venti e Trenta.

Sensualità e frivolezza sbrogliano la rigidità dei busti, le stecche di balena e le stringhe che tutto sapevano meno che di sensualità, Gabriele riesce a liberare quei corpi  intrappolati per troppo tempo.

Il Vate creò le famose “stoffe vittoriane” tessuti stampati in oro e argento con motivi splendidi come quello con i segni zodiacali che regalò alla figlia del Duce per il matrimonio con Ciano consegnato con un biglietto datato il 3 aprile 1930 con questa scritta: «Ho trovato il modo di dipingere a mano velluti e sete e veli abolendo – non senza prodigio – la grossezza del colore. Ne offro un saggio – ottimo per un mantello, che serbi l’architettura della figurazione – alla tua Edda».

L’immortalità di d’Annunzio è chiusa in una fragranza

Offrire a d’Annunzio l’immortalità è una scelta che molte aziende oggi fanno, come la Mivire di Treviso che ha dedicato un’intera linea di profumi in suo onore.

Si tratta di “Odorarius Mirabilis” una collezione di sette fragranze.

Marco Vidal, l’ideatore, prende ispirazione dalle opere del Vate e dalla sua personale raccolta di ricettari di essenze rinascimentali conservata nella biblioteca del Vittoriale degli Italiani.

Della collezione ne ho scelto uno “Il piacere” appunto racchiuso nel suo flacone di vetro di Murano che lo contiene.

 

Gabriele d'Annunzio

Fragranza ispirata a Gabriele d’Annunzio – Fonte: Mivire

 

Il Piacere è il profumo della carne viva.

È gloria dell’arte mondana inimitabile, nella celebrazione del lusso di alta epoca.

Con nota sensualistica, Il Piacere avanza, nei moti di un ardore che tocca corpi, abiti, accessori, opulenze, atmosfere, vibrati, stati d’animo. Nel tutto vivere e nel tutto sentire.

Intenso e rotondo con retrogusto di antiquaria che attinge alla profumeria cinquecentesca, Il Piacere è un inno alla voluttà felice. Vien voglia di morderlo e farsi avvolgere, nelle infinite gradazioni del cremisi, del rosso Vittoriale, del fuoco ribollente.

Esala in ogni dove e in ogni dove avvolge. La sua nota è folta e larga, la sua melodia inebriante.

La fragranza

Nel giardino dei sentimenti, la natura sboccia in tutta la sua generosità e dipinge un ritratto femminile e passionale.

Lo fa con l’inchino aggraziato del Neroli, la cui purezza si accende in accordo con l’inebriante Gelsomino e con i sentori aromatici del Mate. Il cuore fiorisce con la Rosa più preziosa, dal portamento regale, resa ancora più profonda e misteriosa dal legno di Sandalo capace di evocare, insieme al Guaiaco, un quadro legnoso sfumato.

La ricchezza delle note di fondo aggiunge alla composizione una coda profonda, dolce, antica, muschiata.

Gabriele d'Annunzio

Fonte: BIOGRAFIEONLINE.IT

 

Alla base c’è ricercatezza, nella parola, nelle movenze e nello stile di vita. E’ questo il senso del dandismo cui Gabriele d’Annunzio fu l’incarnazione.

Se fosse in vita farei di tutto per intervistarlo, sono sicura che avrebbe apprezzato il neologismo “Adamasìa” nato dalla meravigliosa Marianna Goodwill e sarebbe stato lui il nostro genio lombardo sul Lago di Garda.

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About the Author

Stefania Zilio

Sono una scrittrice, copywriter , ideatrice e conduttrice di format televisivi, counsellor in formazione, parlo quattro lingue, studio in continuazione e leggo almeno 5 libri al mese. Amo il gelato alla nocciola e credo nell’energia positiva Universale. Collaboro con diverse testate e sono sempre alla ricerca di un impulso nuovo che mi sconvolga la vita.

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