INTERVISTA ALLA PRINCIPESSA NINA

Lo sapevi che in Italia c’è un piccolo Principato dove vivono un principe, una principessa e dei sudditi?

Inizio col darti 5 informazioni utili per entrare nella storia che ti sto per raccontare

  1. Regione : Liguria
  2. Provincia : Imperia
  3. Principe : Giorgio I fino al 2009
  4. Principe in carica : Marcello I
  5. Principessa : Nina Menegatto

Noi Giorgio I, Principe di Seborga per grazia di Dio e per volontà del Popolo Sovrano, per diritto e nel diritto internazionale, vigente in tutti gli Stati con costituzioni democratiche e moderne, ribadiamo e decretiamo la sovranità territoriale, giuridica, religiosa, civile, morale e materiale del Principato di Seborga“

Principe GIORGIO I di Seborga al secolo Giorgio Carbone

BENVENUTI NELL’ANTICO PRINCIPATO DI SEBORGA

 

DI CHE COSA STO PARLANDO?

 Di una storia che risale al Medioevo e di una diatriba ancora in essere tra questo piccolo Principato e lo Stato Italiano.

Siamo alle spalle di Bordighera, 320 abitanti e un paese che si è autoproclamato Principato e che sta lottando da anni per l’indipendenza.

SE CHIEDI PERCHÉ SEBORGA È INDIPENDENTE, TI RISPONDONO

… perché non ha mai cessato di esserlo!

Seborga divenne infatti uno Stato indipendente già nel 954, con la donazione del Conte Guidone di Ventimiglia ai monaci benedettini dell’Abbazia di Lerino, e nel 1079 divenne Principato.

Nel 1729 fu venduta dai monaci a Vittorio Amedeo II di Savoia, ma… l’atto di vendita non venne mai registrato.

L’atto di vendita prevedeva che Seborga sarebbe diventata patrimonio personale del Re senza essere annessa al Regno di Sardegna (tant’è che il pagamento fu effettuato con le finanze personali del Re e non con quelle del Regno sabaudo).

L’atto di vendita, inoltre, riguardava il semplice possesso dei territori di Seborga e non la sovranità su di essa, alla quale il Re di Sardegna ha sempre rinunciato (tant’è che la dicitura “Principe di Seborga” non compare mai tra i suoi titoli ufficiali), limitandosi ad esercitare sul Principato di Seborga lo ius patronatus (il Re era cioè semplice Protettore del Principato e non Principe), peraltro cessato nel 1946 con l’esilio dei Savoia dall’Italia.

Per queste ragioni il Principato si proclama ancora oggi indipendente dallo Stato Italiano.

 COME SI VIVE NEL PRINCIPATO?

Oltre ad usare l’euro, gli abitanti possono pagare con il luigino, la moneta locale che vale sei dollari statunitensi, hanno delle guardie principesche, una bandiera bianca e azzurra, uno stemma sovrano, un inno nazionale intitolato “La Speranza”, una targa automobilistica, un Principe e una Principessa eletti legittimamente dai Seborghini.

Si tratta di un vero e proprio feudo che vive con le leggi e le usanze di un tempo, senza per questo essere in contrasto con la Costituzione Italiana: a Seborga c’è infatti anche un Sindaco e i cittadini pagano le tasse allo Stato Italiano e sono italiani a tutti gli effetti, accanto alla targa italiana c’è quella del Principato e non il contrario.

Una storia più che avvincente, affascinante, che ci riporta ai fasti di antichi splendori, tanto che la volontà di riattivare la sovranità di Seborga ha rianimato la curiosità dei media e ha incrementato un turismo sempre più interessato alla realtà del Principato e della sua storia.  

 

È stato un piacere intervistare la Principessa Nina Menegatto, che ringrazio per la sua gentilezza e la sua cordialità.


Nel rispetto del suo titolo come preferisce essere chiamata?

Va benissimo semplicemente “Nina”! Il nostro protocollo non è così rigido! [sorride]

 Mi parli un po’ di lei. Nella sua parlata colgo una leggera inflessione straniera: non è di Seborga?

In effetti sono tedesca! Sono nata a Kempten im Allgäu, in Germania, il 6 novembre 1978. Dopo aver frequentato la scuola superiore in Svizzera, mi sono spostata a Monte Carlo, dove ho frequentato l’International University of Monaco e ho conseguito un MBA in Marketing. Nel 2005 mi sono poi trasferita a Seborga con mio marito, che cinque anni più tardi, dopo la morte del Principe Giorgio I, è stato eletto Principe di Seborga. Da allora ho servito il Principato come Principessa Consorte e per volontà dei Seborghini sono stata anche eletta Consigliere della Corona per gli Affari Esteri.

 Qual è il suo stile di vita?

La mia giornata è quella di una persona normale. Ho la mia vita professionale e la mia vita privata. Ho anche un ranch con molti animali (compresi alcuni cavalli, che sono la mia grande passione) di cui devo prendermi cura quotidianamente. E nel resto del tempo mi dedico a Seborga: rispondo alle e-mail, incontro i Seborghini, prendo parte agli incontri con gli altri Consiglieri della Corona, organizzo eventi, affronto eventuali problemi quotidiani. Non è facile gestire un Principato, sebbene non sia indipendente: l’impegno quotidiano è comunque davvero molto.

 Mi aiuta a capire la sua filosofia, il suo pensiero nei riguardi del Principato?

Mi ha sempre affascinato la vicenda di Seborga, soprattutto se si pensa che il nostro è un paese molto piccolo e con pochissimi abitanti. Eppure, ha una storia “corposa” alle spalle e ha passato tante vicissitudini. Anche se l’Italia medievale era frammentata in tanti piccoli staterelli, non sono poi tanti a poter vantare un passato di principato!

La nostra idea è che Seborga, non essendo mai stata formalmente annessa all’Italia, sia indipendente ancora oggi. Lo è formalmente, e il nostro obiettivo per cui ci battiamo è che torni ad esserlo anche concretamente. Già negli anni Novanta il Principe Giorgio I iniziò a recuperare tutti quegli elementi istituzionali e di immagine che caratterizzano uno Stato indipendente. Tutto ciò dà già un’aura di serietà e di ufficialità al nostro Principato, e quando qualcuno arriva a Seborga ha davvero l’impressione di non essere più in Italia! Non miriamo nel modo più assoluto ad arrivare ad uno scontro con le istituzioni italiane. Nondimeno, ci piacerebbe che ci vengano riconosciuti i nostri diritti nel rispetto della Storia.

 È possibile diventare cittadini del Principato di Seborga?

In realtà abbiamo dei criteri piuttosto stringenti su questo punto: i nostri Statuti Generali prevedono infatti che la cittadinanza del Principato possa essere concessa, dietro esplicita richiesta dell’interessato, solamente a coloro che sono nati a Seborga, a coloro che sono nati da genitori seborghini e a coloro che abitano a Seborga da un certo numero di anni. Il Principe può poi dare la nazionalità per naturalizzazione a persone che con i loro atti abbiano bene meritato del Principato.

Chi sono i Cavalieri Bianchi di Seborga?

Secondo alcune leggende, in realtà del tutto prive di reale riscontro storico, nel Medioevo San Bernardo di Chiaravalle avrebbe nominato proprio a Seborga i primi nove cavalieri templari. Ma come detto si tratta di mere leggende. È però vero che Seborga è sempre stata legata indissolubilmente alla cristianità, visto che nel Medioevo era un possedimento dell’Abbazia di Lerino e il suo Principe era l’Abate di questa abbazia. I Cavalieri Bianchi di Seborga sono un ordine cavalleresco che è stato fondato anni fa dal Principe Giorgio I, basandosi su quelle leggende, per riprendere gli ideali della cavalleria templare e dare un apporto alla difesa della cristianità.

 La mimosa è ovunque nel suo paese, ci sono tante piante che adornano le vie e i giardini di Seborga. La mimosa è il simbolo della donna e come tale le chiederei che cosa pensa dell’emancipazione femminile e di che cosa dovremmo invece riappropriarci.

È vero, Seborga è infatti uno dei maggiori centri di coltivazione e produzione della mimosa a livello internazionale, e ovviamente il picco di vendite si raggiunge proprio ai primi di marzo, in occasione della Festa della Donna.

Penso davvero che le donne, in qualunque aggregazione sociale, forniscano in qualche modo sempre un apporto fondamentale, anche perché – diciamocelo – hanno un loro modo di vedere le cose e di affrontare i problemi, e ciò finisce per risultare complementare ed utile. La mia esperienza personale mi suggerisce che in molti contesti sono anzi le donne ad impegnarsi e ad essere attive più degli uomini (a maggior ragione a Seborga) [ride]. Scherzi a parte, giustamente la nostra società sta sempre più andando verso una piena parificazione della dignità tra uomo e donna, anche se molto resta ancora da fare. Mi preme però anche sottolineare come resti al tempo stesso imprescindibile ed irrinunciabile per una donna il ruolo di madre e di gestore della casa, mansioni che a mio avviso devono giustamente restare in primo luogo appannaggio femminile.

 

Qual è il suo angolo preferito nel Principato?

Seborga è un paesino piccolo e ben tenuto, a misura d’uomo, e di per sé ogni scorcio di Seborga mi piace molto. Ma se dovessi identificare un angolo particolare, probabilmente sceglierei il “Belvedere”, un punto panoramico a sud del centro abitato: da lì la vista spazia sulle colline che circondano il paese e sul Mar Ligure. Si vedono spesso dei bellissimi tramonti. E nei giorni di sereno, come amava ripetere il nostro vecchio Principe Giorgio, succede che “Da Seborga è possibile vedere ben quattro Stati: Seborga stessa, l’Italia, la Francia e il Principato di Monaco”. Anche questo rende Seborga un posto unico al mondo.

 

Cosa potremmo imparare dal suo Principato?

Quella del Principato di Seborga è, a mio avviso, una storia di giustizia e di coraggio. Di giustizia, perché non ci siamo inventati di sana pianta che siamo indipendenti, ma al contrario aspiriamo semplicemente alla riattivazione di una condizione che ci è stata tramandata dalla Storia. Di coraggio, perché non è semplice, nell’epoca della globalizzazione (anche se negli ultimi anni si sta verificando un progressivo ritorno ai nazionalismi), andare controcorrente e rivendicare l’importanza di essere un attore indipendente della Comunità Internazionale: qualcuno a volte ci dice: “Ma dove volete andare, così piccoli?”. Eppure noi abbiamo le idee chiare e andiamo avanti con convinzione per la nostra strada. Ecco, penso che coraggio di andare controcorrente e giustizia siano due ideali ai quali ognuno a suo modo dovrebbe ispirare la propria vita.

 

Per chiudere potrebbe darmi una definizione di “genio”? Chicadvisor cerca il genio nell’anima delle persone: lei come lo definirebbe?

Penso che il genio sia una predisposizione naturale, un talento che un individuo ha nei confronti di qualcosa e che lo caratterizza e lo rende fuori dal comune. E in questo senso credo che quasi tutti siano a loro modo geniali in qualche aspetto, nella misura in cui ognuno ha sempre qualcosa per cui è portato. Allo stesso tempo, rispondendo in maniera più ironica, non posso non citare la fenomenale – e a mio avviso veritiera – risposta alla domanda “Che cos’è il genio?” fornita nel celebre film “Amici Miei” di Monicelli: “È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione”!

Courtesy of  images: principatodiseborga.com

About the Author

Stefania Zilio

Sono una scrittrice, copywriter , ideatrice e conduttrice di format televisivi, counsellor in formazione, parlo quattro lingue, studio in continuazione e leggo almeno 5 libri al mese. Amo il gelato alla nocciola e credo nell’energia positiva Universale. Collaboro con diverse testate e sono sempre alla ricerca di un impulso nuovo che mi sconvolga la vita.

3 Comments on “INTERVISTA ALLA PRINCIPESSA NINA”

  1. articolo bellissimo , non conoscevo il Principato ed ora ho deciso la destinazione della mia prossima vacanza. Complimenti alla giornalista e alla Principessa Nina

  2. Ho letto questa intervista e non so se ridere o se piangere. Il Titolo “Intervista alla principessa Nina” è veramente fantasioso e dimostra che non solo l’intervistata ma anche l’intervistatrice sono totalmente digiune in materia di araldica e di diritto nobiliare. A Seborga non è infatti mai esistita una Principessa e tanto meno una Principessa Consorte.
    La signora Nina Menegatto in questo ultimo periodo, probabilmente distratta da pensieri familiari, non ha afferrato che la su avventura seborghina sta volgendo al termine. Infatti, come dice il proverbio, “alla fine i nodi vengono al pettine” e credo che a casa Menegatto di nodi ce ne siano parecchi da sciogliere.
    Le sue affermazioni sono sconcertanti; lei afferma che a Seborga la presenza dei Cavalieri è una leggenda quando invece persino sul sito ufficiale del Principato c’è scritto che i Cavalieri originano dalla Paupera Militia Christi osservante la Regola di S. Bernardo di Chiaravalle (data di fondazione: 1118).
    Basta leggere i libri di Giorgio Carbone, di don Nino Allaria, di Giorgio Pistone, giusto per citarne alcuni… per comprendere il ruolo dei Cavalieri nella storia di Seborga. Il Principato fu costituito infatti per proteggere e difendere una importante reliquia. Ecco perché oggi non possiamo assistere inermi al disastro di Seborga.
    La storia ci ricorda che il nostro Maestro generale, essendo secondo solo all’Abate di Lérins, de factu è il Principe sovrano di Seborga.

  3. Gentile signore, la ringrazio per il commento non certo per i toni che ha usato. Ho l’impressione che la sua testimonianza sia un po’ come dire “di parte”, non lo so con certezza, eppure le mie sensazioni sono forti, le devo ascoltare ?

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