Alda Merini: la persona che ho sempre adorato sono io

Alda Merini

Genio o follia, cosa importa se ancor oggi le sue parole sono spunto di riflessione e occupano le pagine dei social di ogni generazione.

Perché amiamo tanto Alda Merini, la grande poetessa italiana?

Se “ogni poeta vende i suoi guai migliori”, ogni persona dovrebbe raccontare le sue paure per farsi voler bene, almeno così è accaduto per chiunque abbia letto o sia entrato nelle turbolenze intime di Alda Merini.

Non l’adoriamo forse per la sua capacità di aver messo a nudo le sue debolezze, le fragilità, per essere riuscita a rimandarci un mondo dolente e una malattia brutta come la peste, ignota come l’inconscio e scacciata come la lebbra?

Leggi cosa scrisse per OK la stessa Alda Merini

«Quando venni ricoverata per la prima volta in manicomio, ero poco più di una bambina, avevo sì due figlie e qualche esperienza alle spalle, ma il mio animo era rimasto semplice, pulito, in attesa che qualche cosa di bello si configurasse al mio orizzonte; del resto, ero poeta e trascorrevo il mio tempo tra le cure delle mie figlie e il dare ripetizione a qualche alunno, e molti ne avevo che venivano e rallegravano la mia casa con la loro presenza e le loro grida gioiose.
Insomma, ero una sposa e una madre felice, anche se talvolta davo segni di stanchezza e mi si intorpidiva la mente. Provai a parlare di queste cose a mio marito, ma lui non fece cenno di comprenderle e così il mio esaurimento si aggravò e, morendo mia madre, alla quale io tenevo sommamente, le cose andarono di male in peggio, tanto che un giorno, esasperata dall’immenso lavoro e dalla continua povertà e poi, chissà, in preda ai fumi del male, diedi in escandescenze e mio marito non trovò di meglio che chiamare un’ambulanza, non prevedendo certo che mi avrebbero portata in manicomio.

Fu lì che credetti di impazzire
Ma allora le leggi erano precise e stava di fatto che ancora nel 1965 la donna era soggetta all’uomo e che l’uomo poteva prendere delle decisioni per ciò che riguardava il suo avvenire.

Fui quindi internata a mia insaputa, e io nemmeno sapevo dell’esistenza degli ospedali psichiatrici perché non li avevo mai veduti, ma quando mi ci trovai nel mezzo credo che impazzii sul momento stesso: mi resi conto di essere entrata in un labirinto dal quale avrei fatto molta fatica a uscire.

Mi ribellai. E fu molto peggio
La sera vennero abbassate le sbarre di protezione e si produsse un caos infernale. Dai miei visceri partì un urlo lancinante, una invocazione spasmodica diretta ai miei figli e mi misi a urlare e a calciare con tutta la forza che avevo dentro, con il risultato che fui legata e martellata di iniezioni calmanti.
Non era forse la mia una ribellione umana? Non chiedevo io di entrare nel mondo che mi apparteneva? Perché quella ribellione fu scambiata per un atto di insubordinazione? Un po’ per l’effetto delle medicine e un po’ per il grave shock che avevo subito, rimasi in istato di coma per tre giorni e avvertivo solo qualche voce, ma la paura era scomparsa e mi sentivo rassegnata alla morte.

In quel manicomio esistevano gli orrori degli elettroshock. Ogni tanto ci assiepavano dentro una stanza e ci facevano quelle orribili fatture. Io le chiamavo fatture perché non servivano che ad abbrutire il nostro spirito e le nostre menti. La stanzetta degli elettroshock era una stanzetta quanto mai angusta e terribile; e più terribile ancora era l’anticamera, dove ci preparavano per il triste evento.
Ci facevano una premorfina, e poi ci davano del curaro, perché gli arti non prendessero ad agitarsi in modo sproporzionato durante la scarica elettrica. L’attesa era angosciosa. Molte piangevano. Qualcuna orinava per terra.
Una volta arrivai a prendere la caposala per la gola, a nome di tutte le mie compagne. Il risultato fu che fui sottoposta all’elettroshock per prima, e senza anestesia preliminare, di modo che sentii ogni cosa. E ancora ne conservo l’atroce ricordo».

In ricordo di Alda Merini

Alda Merini

Alda Merini – Fonte: agenda.comune.bologna.it

Quest’anno ricorre il ventennale dalla sua morte e noi di Chic Advisor le vogliamo dedicare un pensiero. Siamo alla ricerca dei geni contemporanei, non dimenticando chi ci ha preceduto e ha superato il significato di genio.

Mi sono chiesta che cuore batte nel corpo di un poeta, se in uno scrittore si scatenano le emozioni al loro stadio massimo, quando gioia e dolore si intrecciano e spingono per emergere, quando la rabbia chiede alla calma di farsi da parte e lei resta immobile, altera e fiera di essere lo scudo dell’anima.

Di certo l’anima di Alda era governava da una poetica inquietudine che mascherava con l’irriverenza e l’audacia.

Te lo racconta lei stessa quando grida al mondo esterno gli inferi vissuti dall’interno, messa nell’angolo delle anime perse, gettata nella parte degli esclusi, in questa condizione sofferta ci ha donato la produzione poetica più intensa: “La terra Santa”.

Alda Merini: genio compreso, o no?

Alda Merini

Alda Merini – Fonte dilei.it

Alda Merini aveva una mente fervida, follemente lucida, capace di penetrare nel suo IO per farci a pugni, per poi comprendere l’incapacità di distruggere la sua dolente esistenza.

Una follia più feconda di una qualsivoglia intelligenza, quella genialità d’espressione che paralizza, quel riuscire a dare voce all’anima con colori e pennellate di tristezza miste a rabbia controllata, Alda Merini la più eclettica meraviglia che la natura umana ci abbia mai donato.

Sei tu poeta in grado di farci conoscere i tuoi segreti più intimi, sei tu abile a trasformare le emozioni in parole e ancora tu poeta, quale attitudine celi dietro quell’animo sensibile?

La sua verità è un peso insopportabile, la sua vita una zavorra che la schiaccia, scappare sarebbe stato facile, fuggire e lasciarsi andare, liberatorio.

Lei non lo fa, lei nel suo disagio dialoga con la follia che gioca a rincorrerla prendendosi gioco di lei, lo sa Alda che è sufficiente attendere su quel pavimento a scacchi dove il bianco non vive senza il nero seppur così diversi complementari. Alda si muove con coscienza tra un colore e l’altro ingannando il suo tempo e così pure la sua follia.

Quanti artisti sono emersi grazie alla loro fragile personalità. Da quale parte dell’anima sono uscite le opere di Virginia Woolf, Goethe, Anne Sexton, Flaubert, Dino Campana, Cesare Pavese, per citarne alcuni, che trasformarono ossessioni e male oscuro in potenti forze creative, suscettibili di edificare ponti tra l’essere umano e l’infinito, l’eterno.

Alda Merini icona moderna e immortale genio italiano.

Il suo canto lirico, atroce, partorito dall’intima disperazione l’ha elevata in verticale, partendo dalle umili origini della terra giungendo all’alto dei cieli per l’immortalità.

Con umile devozione

Stefania

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